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Discorso dell’Amministratore Straordinario della Provincia Guido Sechi (lunedì 25 aprile 2016)

 

Illustri Autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle associazioni partigiane, dei reduci ed ex combattenti, d’Arma e delle Forze di Polizia, Cittadini di Sassari,
a ciascuno giunga cordiale il mio saluto, in questo giorno, 71° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo

Oggi rendiamo il nostro omaggio più sincero a tutti i partigiani, a tutte le donne e gli uomini che animarono la resistenza sacrificando la vita per difendere la libertà. Rendiamo il nostro omaggio a quei militari italiani che dopo l’8 settembre 1943 senza cedere alla lusinga nazi-fascista, scrissero le loro pagine nella storia della Resistenza. Rendiamo il nostro omaggio ai tanti “eroi sconosciuti” – operai, contadini, impiegati, piccoli artigiani – che a rischio della propria vita, sostennero la lotta di liberazione, offrendo cibo, rifugio e protezione ai partigiani e ai soldati alleati.

È nel loro esempio, nella loro generosa dedizione, il senso di una lotta che seppe dare vita alla nuova identità nazionale, fondata su diritti uguali per tutti e giustizia sociale.

La Resistenza ha segnato una “frattura” netta nella linea della storia del nostro pese, tra l’Italia fascista e l’Italia Democratica. Questa è stata la lotta della democrazia contro il totalitarismo, dell’idea della convivenza fondata sul riconoscimento dei diritti contro quella del dispotismo e della violenza. Da una parte si combatteva per la libertà, dall’altra per la sopraffazione.

Citando Bobbio, «Resistenza e Repubblica democratica fanno tutt’uno, altrettanto fanno tutt ‘uno fascismo e negazione radicale di ogni principio di democrazia». Dalla sanguinosa lotta di liberazione è nata l’Italia democratica e antifascista, che ha affermato nella sua Costituzione l’indissolubile unione fra i diritti di libertà e i diritti sociali.

Celebrare in questa giornata l’orgoglio della Resistenza e della Liberazione significa ribadire con forza il tema dei diritti civili, politici e sociali, delle lotte per la loro conquista e di quel sistema che tenendo saldi i principi della nostra costituzione può garantire davvero democrazia, uguaglianza e partecipazione. Occorre tenere fede ai valori della resistenza, soprattutto in momenti di crisi economica e di incertezza, come quelli che stiamo vivendo. Occorre impegnarsi perché in coerenza al principio di eguaglianza e di giustizia sociale, le difficoltà non gravino sulle fasce più deboli, sui giovani, sui precari, sui lavoratori, sugli immigrati.

Come affermava il Presidente partigiano, Sandro Pertini, «la libertà senza giustizia sociale può essere una conquista vana. Mi si dica, in coscienza, se si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli?».

Tutto il nostro impegno come amministratori e rappresentanti delle istituzioni deve essere rivolto ai tantissimi lavoratori e alle loro famiglie che in questo momento si trovano in cassa integrazione o peggio vivono il dramma della disoccupazione. Dobbiamo restituire speranza ai nostri giovani. Alla propaganda razzista e demagogica dei nuovi populismi, occorre rispondere con misure di crescita e sviluppo.

Dall’esperienza della dittatura e dell’esilio vissuta dai tanti protagonisti della lotta di liberazione viene la cura e la garanzia delle libertà e della dignità inviolabile degli uomini. Nella nostra Carta è affermato il principio di accoglienza dello straniero perseguitato e il rispetto “in ogni caso” della “persona umana” che per qualunque ragione venga privato dei suoi diritti.

Nell’art. 10 della costituzione si mostra lo spirito maestoso dei nostri padri costituenti, che hanno voluto riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo non solo agli italiani ma anche allo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese Veffettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, risarcendo lo straniero, vittima della privazione delle libertà, con il riparo e l’accoglienza in Italia.

In momenti come questi non dobbiamo imbarbarirci calpestando il diritto di asilo nei confronti di chi a noi si rivolge in cerca di giustizia, dobbiamo invece riaffermare e promuovere i valori di uguaglianza, di solidarietà e di accoglienza, rifuggendo dalla sterile quanto strumentale discriminazione dello straniero. Lasciare senza risposte le migliaia di donne, bambini e uomini che fuggono da guerre, violenze, devastazioni e che oggi bussano alle porte dell’Europa, non è possibile. Bernard-Henri Lévy ci ricorda che sono uomini e donne che si mettono in cammino seguendo le orme di una certa principessa Europa giunta da Tiro sulle nostre sponde qualche migliaio di anni fa, ma contro i quali l’Europa, stavolta, innalza i suoi muri.

La questione delle frontiere è una delle questioni centrali del nostro tempo. Un tema così complesso non può certo essere affrontato attraverso semplificazioni o slogan, o peggio ancora con gli insulti.

Sono molte le formazioni politiche che, nell’Unione Europea, hanno sfruttato la paura davanti ai fenomeni migratori per guadagnare posizioni. Si ripropongono soluzioni anacronistiche che ripercorrendo le peggiori esperienze del passato recente, intendono rispondere al dramma dei profughi innalzando barriere di filo spinato, edificando muri o armando milizie di frontiera. È un illusione pensare di affrontare il futuro, chiudendosi nelle piccole fortezze nazionali invece di lavorare per una soluzione condivisa e rispettosa dei diritti universali.

È un errore pensare che la soluzione consista nel rinunciare a ciò che siamo, a quei principi fondamentali del nostro essere europei, a quei diritti che abbiamo costruito con il sangue e che abbiamo il dovere di tutelare, e di diffondere, per noi e per le future generazioni.

Come ha detto Papa Francesco, «i ponti durano, e aiutano la pace. I muri no: quelli sembrano difenderci, e invece separano soltanto. Per questo vanno abbattuti, non costruiti. Tanto sono destinati a cadere, uno dopo l’altro».

A tutti, buona festa della Liberazione, a ciascuno il coraggio di sperare.

Viva l’Italia libera, viva la Repubblica, viva la Costituzione!

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