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Discorso dell’Amministratore Straordinario della Provincia Guido Sechi (martedì 25 aprile 2017)

Illustri Autorità civili, militari e religiose,
Rappresentanti delle associazioni partigiane, dei reduci ed ex combattenti, d’Arma e delle Forze di Polizia,
Cittadini di Sassari,
a ciascuno giunga cordiale il mio saluto, in questo giorno, 72° anniversario della Liberazione dal nazi - fascismo

 La giornata del 25 Aprile ha assunto per il nostro Paese un significato profondo, un orizzonte di senso e di valori sui quali è costruita la nostra democrazia.  Grazie a uno spirito di concordia e ad un senso delle istituzioni, che riuscì ad essere più forte delle rispettive ragioni, fu scritta la nostra Costituzione, furono sanciti i principi e i valori grazie ai quali l’Italia è cresciuta ed è diventata un grande Paese.

 Oggi tuttavia si ha l’impressione di assistere ad una involuzione allarmante. Populismo, demagogia, integralismo e antipolitica rischiano seriamente di riportarci al passato e di dividere il paese. Forze politiche diverse cavalcando l’onda del malcontento popolare, dovuto alla crisi economica, tentano di ottenere vantaggi e facili consensi. La minaccia populista è una realtà con cui fare i conti, in Italia e in altri paesi dell'Unione. Ricordare il 25 aprile vuol dire, anche, riflettere lucidamente sul pericolo insito in ogni populismo, che rischia di spingere i singoli paesi a richiudersi nei propri confini e a innescare un processo di dissoluzione dell'Unione Europea. Si indicano false soluzioni ai problemi del paese innalzando barriere tra Nord e Sud, tra italiani e stranieri, tra laicismo e fondamentalismi, tra politica e antipolitica.  Si rischia di ritornare al passato e rinunciare a quei valori e quei principi che hanno garantito 70 anni di pace al nostro continente. Anni di pace e prosperità per tutti.

Soprattutto in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo occorre tenere fede ai valori della resistenza, impegnandoci a dare concretezza ai principi della costituzione.

Il 26 gennaio 1955, di fronte agli studenti dell’Università e delle scuole medie di Milano, Piero Calamandrei con un’orazione rimasta celebre, ha voluto trasmettere a tutti i giovani, di oggi come di sessant’anni fa, il senso profondo della nostra Carta e il suo legame indissolubile con la Resistenza. Un legame da ricordare specialmente oggi, nel giorno della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.  «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo lItalia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro corrisponderà alla realtà».

Dobbiamo dare concreta attuazione all’articolo 1 della Costituzione. I dati della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, dimostrano che in Italia i giovani stanno pagando più degli altri le conseguenze della crisi. Il lavoro è la questione centrale.

Occorre restituire fiducia ai giovani che si sentono trascurati da una politica che avvertono come lontana e indifferente, garantendo innanzitutto la massima attenzione da parte di tutte le Istituzioni. Creare lavoro è un impegno costituzionale vivo e attuale  affinché la cittadinanza sia piena e non mutilata.  Condivido il pensiero del Presidente Mattarella quando afferma che un “paese che escludesse i giovani, o li inserisse in modo precario, si condannerebbe da solo, svilirebbe i suoi talenti e paralizzerebbe il rinnovamento sociale”. 

E davanti a tutto ciò dobbiamo fare uno sforzo per comprendere come debba reagire la nostra democrazia per mantenere la piena libertà dell’individuo.

La globalizzazione coi suoi effetti positivi e i suoi complessi squilibri, le minacce del terrorismo internazionale, la più grave crisi economica dal dopoguerra, i grandi flussi migratori e un ordine mondiale più instabile ci hanno dimostrato che la lotta per l’affermazione dei valori della liberazione è tutt’altro che conclusa.

Prima che la guerra finisse, prigionieri in una piccola isola del Mediterraneo, due uomini, Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli, assieme ad altri, sognavano un futuro diverso. Un futuro senza guerre. Un futuro prospero. Un futuro di pace. Su quello slancio ideale, le nazioni d’Europa avviarono, finita la guerra,  un cammino comune fondato sulla comunione dei popoli e l’unità di intenti.

Ai problemi dell’attualità, l’immigrazione, la sicurezza, la crescita, il lavoro, l’Europa si è presentata con troppi ritardi.  Ma nonostante le difficoltà di questi ultimi anni, l’Unione Europea continua a rimanere uno strumento fondamentale per salvaguardare la pace e per assicurare lo sviluppo economico e sociale del nostro continente. Occorre richiamare i valori fondativi dell’Unione Europea, dobbiamo rinnovarne le istituzioni, e recuperare i suoi ritardi. L’Europa non può avere più solo un ruolo economico, ma deve affermarsi  come l’Europa dei diritti e delle libertà.

Il nostro Paese si è contraddistinto per l’altruismo e la generosità con cui ha salvato e assistito migliaia di esseri umani che fuggivano da guerre, miseria e condizioni disumane, nella speranza di un futuro migliore. L’Italia ha conosciuto l’esilio e sofferto per l’emigrazione, per questo come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si tratta di «un sentimento che accomuna i rifugiati di oggi con la nostra gente di allora, con gli sfollati dalle città verso le campagne, con i profughi che affollavano le strade d’Europa in fuga dalla guerra». I valori del 25 aprile «confermano nuova e perenne attualità di fronte ai rigurgiti di nazionalismo, di chiusure che emergono ai confini dell’Europa del XXI secolo e alle nubi che si addensano sulla sponda sud del Mediterraneo sempre più tormentato dal terrorismo e teatro di tragedie innumerevoli».

A chi pensa al 25 Aprile come una ricorrenza oramai retorica e vuota di senso, Bobbio ricorda i principi indelebili della Costituzione, riflettendo sul valore della memoria, da cui poter trarre nuove energie per il rinnovamento della vita del paese: «Non agitiamo vanamente i nostri ricordi. Ma riconfermiamo solennemente un impegno: i partigiani quel mattino ci portarono la pace e la libertà. Ebbene noi vogliamo continuare a vivere per noi e per i nostri figli nella pace e nella libertà», che vuol dire anche giustizia e rispetto dell’uomo, degli altri uomini. Il fascismo, al contrario, con la violenza, aveva spento le libertà e i valori civili, promulgato le leggi razziali, «ha svuotato di ogni significato il principio di eguaglianza…. ha predicato l’odio»

Oggi, celebriamo con convinzione la liberazione. Lo facciamo con lo spirito di chi riconosce il sacrificio di questo percorso storico  e con la consapevolezza di dover andare avanti perpetuando i valori dei diritti civili, politici e sociali, delle lotte per la loro conquista e di quel sistema che tenendo saldi i principi della nostra costituzione può garantire davvero democrazia, uguaglianza e partecipazione.

Viva l’Italia libera , viva la Repubblica, viva la Costituzione!

 

 

 

 

 

 

 

 

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